Ho scoperto una storia…a causa della mia profonda ignoranza ogni
tanto mi ritrovo a scoprirne qualcuna…storie che mi appassionano,
che mi prendono, che mi coinvolgono e che sconvolgono i miei
pensieri…e soprattutto che mi spingono di nuovo a scrivere dopo
periodi di black out.
Queste storia da un lato ha del
surreale, ma dall’altro, considerando la mia vena pessimista nei
confronti della cara società italiana, non mi sorprende più di
tanto.
Questa storia l’ho letta spezzettata a
destra e a manca…poche notizie frammentarie e soprattutto senza
ordine…per questo ho deciso di scrivere, non perchè con un’ordine
e una completezza di fatti io sia in grado di rendere onore agli
uomini di cui sto per parlare, ma per ricondurre tutto ad un filo
cronologico che è una delle cose più assurde di questa storia.
Inizio citando un articolo del 12
agosto scorso de La Repubblica:
Morte
in Psichiatria sette indagati
È morto lo scorso 4 agosto, in
circostanze non ancora chiarite, nel reparto di Psichiatria dell’
ospedale San Luca di Vallo della Lucania, in provincia di Salerno,
dove era stato ricoverato quattro giorni prima per una crisi di
nervi. Domani, l’ autopsia potrebbe fare luce sulla vicenda che vede
già indagati sette medici del reparto. Francesco Mastrogiovanni, 58
anni, maestro di scuola elementare, era stato ricoverato il 31 luglio
in seguito ad una crisi di nervi ed era morto il 4 agosto. Quattro
giorni di degenza sui quali sta indagando la procura della Repubblica
di Vallo della Lucania.
Nutro profondo rispetto per la
Repubblica però credo che questo articolo sia un po’ riduttivo…
d’altronde non c’è da stupirsi, la libertà di stampa è ormai
un’utopia!
Ricominciamo daccapo!
27 settembre 1970. Giovanni Aricò,
Annalisa Borth, Angelo Casile, Francesco Scordo e Gigi Lo Celso,
cinque anarchici calabresi sono in auto diretti a Roma per consegnare
un plico di documenti-testimonianza delle stragi fasciste che in
quegl’anni colpivano il sud e in particolar modo il cilento.
All’improvviso un autotreno a fari
spenti guidato da un salernitano fascista si scontra con l’auto dei
cinque. A quell’incidente non sopravviveranno né i cinque, né i
documenti che, ebbene sì, non saranno mai più trovati.
7 luglio 1972. Giovanni Marini indaga
su quell’incidente in una Salerno totalmente popolata da fascisti.
In una passeggiata serale insieme a due
amici, Gennaro Scariati e Francesco Mastrogiovanni, viene provocato
da alcuni missini che accoltellano ad una gamba Mastrogiovanni.
Marini riesce a disarmarli ma nella colluttazione ferisce uno dei
fascisti,Carlo Falvella, che morirà poco dopo in ospedale.
Marini, Scariati e Mastrogiovanni
verranno arrestati ma dopo il processo solo Marini resterà in
prigione addossandosi anche le colpe dei compagni allora minorenni e
per sempre verrà definito come un mostro anarchico assetato di
sangue mentre invece aveva solo difeso il suo amico ferito.
Una volta fuori dal carcere sette anni
dopo Marini si autoemargina dalla vita e dal movimento anarchico e si
dedica alla scrittura di poesie. Morirà in solitudine il 23 dicembre
2001 perchè la stampa locale ne diede notizia solo il 27 dicembre a
tumulazione avvenuta.
Francesco Mastrogiovanni invece nel
1999 subì un altro trauma: protesta per una multa presa e per questo
viene arrestato con ricorso alla forza ricevendo manganellate e
calci. Fu condannato in primo grado a tre anni con accuse infondate e
inesistenti, fu prosciolto poi totalmente dal tribunale di Salerno,
ma le botte prese, i mesi ai domiciliari, le angherie subite dalle
forze dell’ordine lasciano il segno nella sua testa tanto che iniziò
a vivere in un incubo non sopportando nemmeno più la vista delle
divise.
Una volta si trovò di fronte ad un
vigile che stava canalizzando il traffico e scappò lasciando la
macchina accesa per strada.
Un’altra volta invece lo ritrovarono
sanguinante per essersi nascosto tra rovi alla vista di una pattuglia
della polizia.
Da allora però, in cura da uno
psichiatra, si stava riprendendo alla grande tanto che era diventato
anche maestro elementare, per il suo metro e novanta, altezza
alquanto estranea ai cilentani, veniva chiamato dai bambini "il
maestro più alto del mondo".
Tutto questo fino allo scorso 31 luglio
quando mentre si trovava in vacanza nel campeggio Club Costa Cilento
uno spiegamento di polizia e vigili urbani, degno dei peggiori boss
mafiosi, circonda appunto il club con l’intenzione di arrestarlo.
E’ mistero sulle cause dell’assedio al
campeggio, alcuni dicono per una crisi di nervi, altri perchè
qualche giorno prima contromano su un’isola pedonale (chissà se si
può mai andare contromano su un’isola pedonale) aveva tamponato
quattro auto in sosta, ma non c’è nessuna documentazione, nè per la
crisi, nè alcuna denuncia o verbale per il tamponamento come afferma
il cognato di Mastrogiovanni: Vincenzo.
Sale comunque sull’ambulanza che lo
porta al San Luca a Vallo della Lucania dove morirà il 4 agosto.
Nonostante dalle cartelle cliniche non risulti, il medico legale
Adamo Maiese ha riscontrato sul suo corpo segni profondi di lacci ai
polsi e alle caviglie ciò a testimonianza che è stato legato
forzatamente al letto per circa quattro giorni.
Questa pratica ritenuta invasiva e
violenta è ammessa solo in stato di necessità e per poche ore, fino
alla terapia chimica.
Le cartelle cliniche invece
documentano, dopo un buco di oltre 10 ore, la morte per edema
polmonare provocato da insufficienza ventricolare sinistra.
Ora la procura della Repubblica ha
aperto un indagine a carico di sette medici dell’ospedale di Vallo
della Lucania sia per i segni dei lacci ritrovati sul corpo e non
registrati sulla cartella clinica, sia per il buco di 10 ore, fino
alle 7,20, ora del decesso. Ipotesi: omicidio colposo.
_____________________________________________________________________________________________________________________________________________________
In questa storia c’è qualcosa che non
va. In questa storia che ondeggia tra il malinconico e
l’agghiacciante c’è la vita non vissuta di persone che per i loro
ideali sono stati sempre emarginati e non solo. In questa storia
manca qualcosa, manca la certezza, manca la testimonianza, la
documentazione per qualsiasi cosa riguardi coloro che si sono battuti
per la giustizia, già a partire dal 27 settembre 1970. In questa
storia c’è assenza anche di colore. In questa storia c’è la
caparbietà di chi non è voluto fuggire via e che ha combattuto non
solo contro il dispotismo della follia ma anche contro le ombre della
memoria. In questa storia c’è il tempo che scorre ma non dimentica.
Su questa storia illuminata dalla luna
del lungomare di Salerno il 4 agosto 2009 cade il silenzio.
Qualcuno troverà in questa vicenda un
velo di vittimismo, non nego che anche a me per un pò è venuto il
dubbio che fosse solo l’esagerazione di chi nella storia non ha mai
avuto un momento di gloria. Il dubbio che scappare di fronte ad una
volante significasse aver commesso qualcosa di sbagliato. Il dubbio
che fosse impossibile, perchè inconcepibile, un accanimento
aprioristico delle forze armate verso un uomo innocente.Un attimo dopo però questo dubbio è
sparito. Credo nella forza dei traumi e nel loro potere di cambiare i
comportamenti, a dettare, inconsciamente, legge sulle azioni.Tutto questo a mio avviso non è
successo per niente. Nei libri di storia sono convinta che ci siano
delle bugie, specialmente nella storia contemporanea, specialmente
nelle testimonianze…e se poi queste testimonianze sono scomparse?
Proprio come la valigetta di Mussolini, proprio come i bauli dei
Savoia, proprio come l’agenda rossa di Borsellino… Io tendo sempre
verso chiarezza e trasparenza, vi sono attirata come da una calamita.
Ecco perchè ho deciso di credere a questi uomini, ecco perchè per
me il giusto e l’errore sono relativi, perchè ormai poche, rare cose
nella vita sono chiare, e se qualcuno cerca di nascondere la verità
vuol dire che è un ladro.